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Il 21 settembre l’attrice britannica Emma Watson ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite sulla parità di genere nell’ambito della campagna He for she (Lui per lei). L’attrice nel luglio del 2013 è stata nominata ambasciatrice dell’Onu per i diritti delle donne e la parità di genere.

Il discorso integrale in inglese.

 

Un estratto del discorso di Emma in italiano:

Ho cominciato a mettere in discussione i pregiudizi legati al genere sessuale quando a otto anni venivo definita “prepotente” perché volevo dirigere la recita che stavamo mettendo in scena per i nostri genitori, mentre ai maschi non succedeva.

Quando a 14 anni la stampa ha cominciato a trasformarmi in un oggetto sessuale.

Quando a 15 anni alcune mie amiche hanno cominciato a lasciare la squadra per cui giocavano perché non volevano essere troppo “muscolose”.

Quando a 18 anni i miei amici maschi non erano capaci di esprimere i loro sentimenti.

Allora ho deciso che volevo essere femminista e la cosa non mi è sembrata difficile, ma di recente ho scoperto che la parola femminista non gode di buona fama.

A quanto pare io sono una di quelle donne che sono considerate troppo forti, troppo aggressive, che tendono a rimanere da sole e a respingere gli uomini.

Ma perché questa parola è così scomoda?

Sono originaria dell’Inghilterra e penso che sia giusto che io, come donna, sia pagata la stessa cifra con cui vengono pagati i miei colleghi maschi.

Penso che sia giusto che io possa decidere da sola del mio corpo. Penso sia giusto che le donne siano coinvolte nel processo politico e decisionale del mio paese.

Penso mi dovrebbe essere garantito lo stesso rispetto che viene dato agli uomini. Ma purtroppo non c’è un singolo paese nel mondo dove siano garantiti questi diritti.

Nessun paese del mondo può dire di aver raggiunto la parità di genere.

Secondo me questi diritti sono di tutta l’umanità, ma io sono una ragazza fortunata. La mia vita è privilegiata, infatti i miei genitori non mi hanno amato di meno perché sono una ragazza. A scuola non sono stata ostacolata perché ero una ragazza. I miei mentori non hanno mai pensato che avrei fatto meno strada perché un giorno avrei potuto avere un figlio.

Le persone che hanno avuto un’influenza su di me sono stati degli ambasciatori della parità di genere e hanno fatto di me quella che sono.

Forse loro non lo sanno, ma hanno agito inconsapevolmente come femministi. Noi abbiamo bisogno di più persone così.

E se ancora odiate la parola, sappiate che non è la parola che conta ma l’idea che ci sta dietro. Perché non tutte le donne hanno avuto gli stessi diritti che ho avuto io. Anzi da un punto di vista statistico, ben poche.

 

 

fonte: Internazionale.it

 

 

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