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19 Luglio 2013 Ore 17.30
Sala Marte – Hotel Mantegna
Via Nicolò Tommaseo, 61 – Padova
Work shop Gratuito

Il Far East, ed in particolare la Cina, rappresentano senza dubbio, uno dei principali driver della crescita e dello sviluppo economico mondiale. Recentemente l’FMI ha evidenziato che l’economia cinese crescerà nel 2013 del 7.75% rispetto al PIL 2012, con un indebitamento dello Stato solo del 50%. Sono dati che, se da un lato evidenziano un leggero rallentamento rispetto al 8% previsto, dall’altro manifestano evidentemente che la “locomotrice Cina” prosegue il proprio percorso di sviluppo. Va altresì considerato il confronto con i dati dell’Europa, dai quali si evince invece una decrescita compresa tra lo 0,1 e lo 0,4% sul pil (eu27).

È pertanto sempre più strategico, per poter competere nei mercati internazionali, rivolgere il proprio sguardo verso questa intera area geografica, individuando il nostro nuovo modello di business, capace di mettersi in relazione con un sistema culturale, sociale, economico e legislativo completamente differente.

L’Italia in questo scenario può disporre di un’arma vincente: l’Italianità, che può e deve essere considerata come una forma più sofisticata del semplice “Made In Italy”. Spesso infatti si commette l’errore di identificare l’etichetta Made In Italy come portatrice di valore aggiunto, quando invece le popolazioni lontane dalla nostra cultura, sono maggiormente attratte dai reali contenuti di Italianità dei prodotti piuttosto che dalla semplice realizzazione materiale: design, moda, innovazione, ricerca e sviluppo, brand awareness: creatività, unicità in sintesi!.

A fronte di opportunità enormi, si nascondono naturalmente pericoli e problematiche molto complesse, derivanti soprattutto dalla non conoscenza dei modelli comportamentali e sociali che si riflettono nella sfera del modo di fare impresa e quindi negli Stili di Management propri di queste popolazioni. Solo chi conosce la Cina, le sue città e i suoi contesti industriali, si rende conto delle diversità culturali che spesso rappresentano limiti reali dovuti non solo alla lingua, ma anche alla comunicazione e alla collaborazione.

Fare affari in Cina, o più genericamente con i Cinesi, deve quindi essere inteso come volontà di comprendere la loro cultura presupposto indispensabile per poter valorizzare al meglio le relazioni d’affari ai diversi livelli del business: joint venture, rapporto con organismi statali, gestione delle risorse umane, mondo bancario, etc.

Interverranno due testimonianze importanti di professionisti che proporranno i loro alert e le loro specifiche esperienze nel fare affari in Cina:

bedin Claudio De Bedin – Studio De Bedin e Lee Solicitors (Hong Kong)
Unicredit Alessandra D’Autilia – Unicredit (CBBM Foreign Network – senior manager China business development)

Moderatore – Bruno Luciani – Presidente Modulo Group

Seguirà Aperitivo

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