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Fanno bene le aziende a ridurre gli investimenti?

A causa della incertezza sull’economia, continuamente alimentata da notizie che spesso ci lasciano sgomenti, siamo portati naturalmente a tagliare il budget del marketing e degli investimenti.

 Siamo sicuri che sia la scelta giusta?

Anche Philip Kotler, uno dei più grandi esperti mondiali nel Marketing,  in un suo recente intervento a Milano nel mese di Novembre u.s., ha suggerito una serie di riflessioni. Una su tutte di riesaminare  ciascuna delle 4P del Marketing Mix: Prezzo, Prodotto, Promozione e Posizionamento.

Siamo portati infatti, spinti dalla forte pressione dei nostri concorrenti, a tagliare i prezzi e le promozioni; a seguire un po’ la corrente del pessimismo: se lo fanno loro, dobbiamo farlo anche noi!

Tagliando i prezzi però l’azienda avrà meno margini di profitto che,  a loro volta, porteranno tagli  non solo delle promozioni, ma anche  degli investimenti in Ricerca e Sviluppo (oppure R&D). Forse si potrebbe essere costretti a fare così, ma non tutte le aziende sono obbligate a seguire il gregge.

Un concorrente la cui offerta è superiore anche solo in termini di valore percepito, può infatti far pagare di più i propri prodotti. Chi ha una campagna pubblicitaria indovinata ed accattivante dovrebbe aumentarla invece di ridurla. Chi ha robuste risorse finanziarie, dovrebbe pensare di attaccare e conquistare nuove quote di mercato, piuttosto che ritirarsi. La recessione risulta il momento giusto per passare all’offensiva e guadagnare facilmente quote di mercato che diventeranno strategiche appena il mercato si riprenderà.

Sicuramente le nuove tecnologie  ci possono aiutare in questo senso, perché sviluppano una “potenza” comunicazionale enorme a basso costo. Basti pensare all’importanza che stanno avendo i nuovi strumenti legati alla Rete: Facebook, Twitter, Youtube ecc.

Lo scopo di una impresa è sempre lo stesso: sviluppare l’offerta giusta, con il messaggio giusto per la persona giusta e al momento giusto.

Questi nuovi strumenti ci possono aiutare, perché sono in grado di intercettare in tempo reale e a basso costo tutta una serie di indicatori che ci permettono di influenzare in senso positivo le nostre decisioni. Sono inoltre strumenti che se ben utilizzati, fanno da soli “cassa di risonanza” alle nostre azioni di marketing. Fanno per chiarezza anche  il contrario in negativo: accentuano i nostri problemi.

Sicuramente ci aiutano ad individuare e a capire meglio il nostro target e pertanto a personalizzare la nostra offerta, riducendo sprechi e azioni sbagliate. Tutto ciò non è poco, perché di fatto ci fanno “anche” risparmiare, riducendo tutte le azioni che non ci portano vantaggio nelle vendite. Sono infatti dei concentratori di comunicazione, ci servono per mirare gli obiettivi  e  a scegliere le azioni più efficaci per raggiungere i risultati prefissati.

Sempre in questo contesto, occorre ricordare la nuova funzione che ormai ha raggiunto Internet, quella di informare il consumatore.

Prima di comprare un prodotto, ci siamo infatti abituati ad  informarci su internet: ha una buona reputazione, una buona qualità e un servizio adeguato, ci sono alternative?

Quando molte aziende sono abbastanza simili nelle loro offerte e nei prezzi, potremmo pertanto pensare di investire nella nostra “reputazione”, facendo emergere i nostri Valori Sociali e  le nostre referenze.

 A ben vedere, magari senza esserne del tutto consapevoli, scegliamo chi ci da più fiducia, chi ci rassicura, chi reputiamo più qualificato, chi ci gratifica con il suo Brand e in un momento di crisi e spesso di eccesso di offerta sulla domanda, il Valore che conta di più sarà sempre di più la nostra reputazione e non i prezzi bassi.

Presidente

Bruno Luciani