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Il dibattito per individuare i migliori indici per esprimere lo stato di salute di un paese e della sua economia è sempre aperto. E’ del 1968 il famoso intervento di Bob Kennedy alla Kansas University in metteva in dubbio l’affidabilità del PIL come indice in grado di esprimere le reali potenzialità degli Stati Uniti d’America.

Nel settembre del 1986 The Economist pubblica ad opera di Pam Woodal il Big Max Index utilizzato per individuare quali valute nel mondo sono sopravvalutate rispetto al dollaro.  I ricercatori hanno scelto il panino perché ha più o meno gli stessi ingredienti in tutto il mondo ed è prodotto secondo un procedimento standard.

Il rapporto della parità di potere d’acquisto del Big Mac tra due valute si ottiene dividendo il costo di un Big Mac in una nazione (nella sua valuta) per il costo di un Big Mac nell’altra nazione (nella sua valuta). Questo valore viene confrontato con il tasso di cambio attuale; se è più basso, allora la prima valuta è sottovalutata (secondo la teoria della parità del potere d’acquisto) rispetto alla seconda, mentre se è più alto, allora la prima valuta è sopravvalutata.

Burger Index 2013 b

Burger Index 2013 

Le potenzialità di questo indice non si sono però esaurite con l’analisi del valore effettivo delle diverse divise nazionali. Orley Ashenfelter della Princeton University e Stepan Jurajda della Charles University a Praga prendendo le mosse dal Big Mac Index hanno dato vita ad uno studio per per analizzare i divari economici tra i diversi paesi.

Integrando al prezzo dei Big Mac i salari pagati da McDonald’s hanno definito un nuovo indice detto Bmph, che esprime il numero di panini acquistabili con il compenso di un’ora di lavoro.

La ricerca ha evidenziato come i lavoratori delle economie meno produttive hanno paghe più basse, ma la produzione dei loro Big Mac costa meno. Il divario di benessere tra i lavoratori dei paesi rischio e quelli dei paesi poveri, infatti risulta meno ampio se si considera il salario reale. Lo studio è cominciato nel 1998 su tredici paesi, ma in seguito è stato esteso a 60 paesi, ed ha evidenziato come tra il 2007 ed il 2011 la Russia e la Cina hanno continuato a registrare miglioramenti, ma gli altri paesi hanno rallentato, fra cui gli Stati Uniti ed i paesi dell’area Euro, perché i prezzi del cibo sono saliti in percentuale maggiore delle paghe.

I due economisti impiegando un paniere di dati molto limitato e di facile reperibilità sono riusciti a costruire un indice di semplice lettura e dal grande valore euristico.

Claudio Fasola